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Una tappa fondamentale alla scoperta della Calabria magnogreca è la città di Vibo Valentia, corrispondente al sito della subcolonia locrese di Hipponion (cui sono andati a sovrapporsi la colonia romana di Vibo Valentia ed il centro medioevale di Monsleonis).
Vibo si trova sulla SS 18, ma è facilmente raggiungibile dall’autostrada A3.
La sovrapposizione dell’abitato odierno alla città greca, ha reso difficile il recupero delle testimonianze archeologiche, ed attualmente l’unica emergenza apprezzabile è il bel tratto delle mura di cinta urbiche presso la via che conduce al cimitero (da imboccare a sin. prima di entrare in paese). Su lato opposto, si può salire alla collinetta del Belvedere-Telegrafo, dove, all’interno del Parco pubblico, si conservano i resti di un tempio dorico.
Questi, in verità, sono veramente esigui, ma colpisce la scelta del luogo per edificare un tempio che, evidentemente, si voleva far scorgere a chi proveniva dal mare, che da qui si domina per un vasto tratto.
Un’importante testimonianza della fase romana è il quartiere di S. Aloe, presto allestito a piccolo Parco Archeologico, che permetterà la visita al settore di abitato qui messo in luce, con ricche case ed edificio termale annesso.
Ben più significativa è la testimonianza dei numerosissimi reperti rinvenuti sia nella città sia nel territorio circostante, una vasta campionatura dei quali è esposta al Museo Archeologico Statale "Vito Capialbi", con sede al Castello Normanno-Svevo.
La preziosa documentazione viene offerta secondo i più moderni criteri di esposizione, ed illustrata da ricchi pannelli illustrativi.
Terminata la visita di Vibo Valentia, si può intraprendere il percorso costiero della SS 522, toccando famose località, a partire da Pizzo sino a Tropea, ed attraversando un’area ricca di attestazioni archeologiche (soprattutto di età romana). Superato Capo Vaticano, si giunge a Nicotera, un sito frequentato sin dall’età del Ferro e poi divenuto porto della colonia locrese di Medma. Tutta l’area presenta numerose testimonianze di età romana: sul pendio di una collinetta soprastante la stazione ferroviaria di Nicotera, è visibile una cava di granito d’età romana, con colonne e blocchi semilavorati abbandonati sul posto.
Il Museo Civico Archeologico (Palazzo De Ruffo) è in corso di ristrutturazione: esso ospita i materiali rinvenuti nella piana nicoterese e databili dalla preistoria al’età medioevale.
Da Nicotera si può proseguire in direzione di Rosarno (sullla SS 18, raggiungibile dalla A3), l’antica subcolonia locrese di Medma. Non è possibile, al momento, accedere ad alcuna area archeologica, dove comunque non compaiono evidenza monumentali.
L‘abbondante documentazione mobile (soprattutto statuette in terracotta) è visibile, in gran parte, al Museo di Reggio Calabria; un Museo Civico locale accoglie alcuni reperti dei più significativi settori dell’abitato antico.
L’uscita autostradale successiva a Rosarno è quella di Gioia Tauro, l‘antica Matauros di cui è stata scavata la ricca necropoli, i cui interessanti corredi sono confluiti al Museo di Reggio Calabria.
Proseguendo sulla A3, si giunge a Palmi, sede di un museo polivalente, la Casa della Cultura, con una sezione archeologica piuttosto interessante. Vi sono esposti, infatti, i reperti restituiti dalla vicina Taureana, antica Taurianum, un centro italico già frequentato nell’età del bronzo e rimasto attivo sino alla tarda età romano imperiale. Si ricorda che nell’entroterra aspromontano alle spalle di Palmi, si sono rinvenute attestazioni sia del sistema di difesa e di sfruttamento del territorio gravitante sulla colonia di Reggio, sia della presenza di comunità italiche, brettie in particolar modo.
Ultima tappa di questo itinerario è Reggio Calabria. Dell’antica Rhegion il visitatore potrà, percorrendo il lungomare, apprezzare due aree di scavo : l‘una è relativa ad un tratto delle mura greche, l’altra ad un complesso termale di età romana.
Il Museo Archeologico Nazionale raccoglie le testimonianze archeologiche più rilevanti di tutta la Calabria.
Oggetto di maggior attrazione sono i celebratissimi Bronzi di Riace, due grandi statue bronzee, annoverabili fra quei pochissimi originali della scultura greca a noi pervenuti.
Il museo è organizzato secondo un criterio topografico, che prevede la successione di aree espositive dedicate a Locri, Reggio, Matauros, Medma, Laos, Kaulonia e Krimisa. Ad esse si aggiunge un’ampia sezione dedicata alla preistoria e alla protostoria, una galleria lapidaria, una sezione numismatica, oltre ad una sezione d’arte medioevale e moderna, con un’apprezzabile pinacoteca.
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